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Dalla rabbia alla “mucca pazza”, cosa sono le zoonosi?

Le zoonosi sono patologie che si trasmettono dagli animali all’uomo; sono diversi i microrganismi patogeni con tale meccanismo, in questo articolo ne elenchiamo alcuni. Bisogna precisare che raramente gli animali sono vettore diretto di malattia, ma la trasmissione avviene attraverso acqua o cibi contaminati. Rappresentano un rischio importante soprattutto negli immunodepressi e nelle donne in gravidanza.

Al fine di ridurre il rischio di diffusione di tali microrganismi, dal 2004 è nato il progetto dell’Unione Europea Med-Vet-net: una rete scientifica che unisce esperienze di medici e veterinari con la finalità di controllare e prevenire le zoonosi, garantendo una più fine sorveglianza e la gestione del rischio di epidemia. Anche in questo campo la prevenzione assume un ruolo fondamentale, è importante infatti vaccinare i propri animali domestici così da non contribuire alla diffusione di tali patologie. Ben più difficile è il controllo degli animali selvatici, per le quali si raccomanda il minor contatto possibile con gli ambienti domestici.

Qui una breve descrizione di alcune zoonosi.

Rabbia

Si tratta con molta probabilità della malattia più antica di cui abbiamo notizia nella storia. È causata da un virus della famiglia dei rabdovirus e colpisce prevalentemente animali selvatici e domestici. Si trasmette attraverso la saliva, quindi con morsi, graffi, soluzioni di continuo della cute o contatto di mucose integre. La patologia evolve in un’encefalite, quando i sintomi conclamati si manifestano la rabbia diventa fatale sia per gli animali che per l’uomo, che senza cure intensive trova la morte in una settimana. Inizialmente si manifesta con sintomi lievi e aspecifici a carico del sistema respiratorio, gastrointestinale e nervoso. Poi può evolvere in due diversi modi:

  • Forma furiosa (nel 75% dei casi) che si caratterizza con distrurbi psicomotori con perdita dell’orientamento, vagabondaggio, iperattività e carattere furioso.
  • Forma paralitica (nei restanti casi) dove non si evidenzia il carattere rabbioso, bensì paralisi progressiva e generalizzata

Fondamentale è la prevenzione della patologia attraverso la vaccinazione per chi svolge attività professionale a rischio (veterinario, guardia forestale, zoo, professioni a contatto con animali); inoltre può essere fatto un trattamento post esposizione (se si sospetta aggressione da animale infetto). Negli animali è importante la vaccinazione (che viene resa obbligatoria a seconda del dato epidemiologico della zona) e provvedimenti coercitivi di animali infetti; è stata inoltre introdotta la vaccinazione orale degli animali selvatici, che ha notevolmente abbassato la casistica di tale infezione nel nostro territorio.

In caso di esposizione alla rabbia bisogna lavare la ferita/punto di contatto con acqua e detergenti, seguiti da etanolo, tintura iodata; in seguito si potrà procedere alla somministrazione del vaccino o di immunoglobuline antirabbiche.

Antrace/carbonchio

Infezione causata dal batterio Bacillus Anthracis, che si manifesta comunemente in: gatti, pecore, antilopi, capre e cammelli. Normalmente colpisce l’uomo con forme cutanee lievi, ma l’inalazione delle spore (che rendono il batterio molto resistente nell’ambiente) può provocare anche il decesso. L’antrace è divenuto “famoso” in quanto indicata tra le armi batteriologiche; infatti le sue spore possono essere riprodotte e diffuse nell’aria così da provocare gravi casi di antrace da inalazione. Ricordiamo che per causare danni la dose inalata deve essere molto elevata. La terapia si effettua con antibiotici, che devono essere però somministrati immediatamente dopo il contagio, altrimenti la loro azione sarà nulla. Contro l’antrace è attivo un vaccino animale che si è rivelato molto efficace, in Italia è obbligatorio per gli animali a rischio.

Toxoplasmosi

Infezione causata dal Toxoplasma Gondii, parassita presente in moltissimi animali che si può trasmettere attraverso l’ingestione di carne infetta; si ritrova inoltre nelle feci dell’animale infetto e di conseguenza nel terreno. Esistono due diverse fasi nell’infezione da toxoplasma:

  • Fase sintomatica, da prima infezione, che si presenta con ingrossamento linfonodale, stanchezza, cefalea, mal di gola, artralgie diffuse, febbre con ingrossamento di fegato e milza. In questa fase troviamo il parassita nel sangue e nei linfonodi.
  • Fase asintomatica, dovuta alla risposta immunitaria del soggetto. Non ci sono segni clinici, il parassita persiste nel cervello e nei muscoli sottoforma di cisti. Quando le difese immunitarie vengono meno, si riattiva la parassitosi inducendo nuovi danni

Particolare attenzione si pone alla donna in gravidanza, in quanto il parassita è in grado di passare attraverso la placenta provocando malformazioni nel feto o aborto e morte in utero. Non esiste vaccino specifico contro tale infezione, di conseguenza non è possibile effettuare una prevenzione assoluta. Tra le principali fonti di infezione troviamo il consumo di carne poco cotta, è buona pratica quindi non assaggiare la carne che non sia a completa cottura e lavarsi le mani subito dopo aver toccato carni crude; inoltre è possibile infettarsi anche attraverso le comuni pratiche di giardinaggio in quanto animali randagi, defecando nel terreno, possono contribuire alla diffusione della patologia.

Proprio per il rischio aumentato in gravidanza, esiste un test diagnostico chiamato “ToxoTest” che deve essere effettuato per conoscere il proprio status prima del periodo di gestazione. Questo test si effettua tramite semplice prelievo ematico e divide la paziente in: “protetta”, “suscettibile” e “a rischio” rispetto alla patologia.

Brucellosi

Infezione causata da batteri del genere Brucella e colpisce diversi tipi di animali, tra cui: mucche, pecore, capre, cervi, maiali, cani. Questa infezione rappresenta un problema di sanità pubblica vista la sua diffusione tra gli animali utilizzati a scopo di allevamento. La diffusione può avvenire attraverso ingestione di cibi o bevande contaminati, per inalazione o attraverso piccole ferite. La via più frequente è attraverso il latte, che se non viene pastorizzato, è altissimo il rischio in infezione nell’essere umano. Rarissimi i casi di contagio domestico tra cane e uomo, così come estremamente raro il contagio uomo-uomo; di conseguenza eradicare l’infezione negli animali significa azzerare il rischio nell’essere umano. Si manifesta con febbre, mal di testa, mialgie e artralgie, ma si può arrivare anche a pericolose infezioni croniche con febbre ricorrente, dolori, affaticamento e sintomi neurologici. La terapia può richiedere anche ricovero ospedaliero, ma il rischio di mortalità è inferiore al 2%.

Giardia

Si tratta di un parassita protozoo che vive nell’acqua con diffusione quasi ubiquitaria, oltre l’uomo ne sono ospiti circa altre 40 diverse specie animali. Si trasmette per via oro-fecale e provoca diarrea e disidratazione. Viene espulso nell’ambiente con le feci, sotto forma cistica. Le cisti sono molto resistenti nell’ambiente circostante; infatti neanche la clorazione delle acque riesce a distruggerle. Una volta ingerita tale ciste resite all’ambiente acido gastrico e arrivando nell’intestino tenue diventa trofozoita (classica forma a goccia) che è la forma attiva e che scatena la malattia con diarrea e disidratazione. I trofozoiti si moltiplicano e mutano in nuove cisti che saranno eliminate con le feci così che il ciclo del parassita possa ricominciare.  Secondo l’OMS bastano 10 cisti ingerite per causare l’infezione, che si mostra asintomatica in una grossa percentuale di pazienti (dal 40 all’80%). Il periodo di incubazione va dai 12 ai 20 giorni mentre i sintomi possono comparire anche dopo 70-80 giorni dall’ingestione delle cisti con dolori addominali, perdita di peso, diarrea grassa e giallastra, disidratazione marcata. Questi sintomi durano dalle 2 alle 4 settimane, ma bisogna ricordare che in un 50% dei casi la patologia cronicizza dando forte malassorbimento in seguito all’appiattimento dei villi intestinali dovuto all’azione del parassita. L’unica forma di prevenzione è una corretta gestione delle acque, non basta la disinfezione con cloro, meglio la microfiltrazione. Non bisogna fare il bagno in acque inquinate, bere da fontane non potabili o mangiare cibo lavato con acqua non potabile.

BSE - Bovine Spongiform Encephalopathy (morbo della mucca pazza)

Si tratta di una malattia molto particolare, dovuta ad un agente non convenzionale: a causarla infatti è una proteina modificata rispetto alla forma normale, chiamata “prione”. La patologia prende il nome dalle tipiche lesioni encefaliche che fanno sembrare l’organo come una spugna. Colpisce prevalentemente le mucche da latte, più frequentemente dopo i 5 anni di età con sintomi neurologici come modificazioni del comportamento, della sensibilità e del movimento. La mucca diventa ansiosa, nervosa e aggressiva reagendo eccessivamente agli stimoli esterni. A questo si associano diminuzione della ruminazione, del battito cardiaco e della produzione lattea. Verso gli stadi finali si hanno gravi deficit del movimento fino a quando non riesce più a mantenere la stazione eretta. La patologia si è manifestata per la prima volta verso la metà degli anni 80 in Inghilterra, per poi diffondersi anche in altri paesi dell’Unione Europea. Sembra che il responsabile principale sia l’utilizzo di mangimi contenenti farine di carni e ossa di ruminanti, i quali contengono il “prione” e lo trasmettono ai capi sani. L’Italia possiede ad oggi una delle migliori leggi per quanto riguarda il controllo e la sorveglianza della patologia; dal 2001 vengono previsti test obbligatori per BSE a tutti i capi macellati oltre i 24 mesi di vita, inoltre è previsto dalla legge l’esecuzione del test a tutti i bovini che possono presentare sintomi anche lievi e l’effettuazione di test ripetuti in tutte le categorie a rischio.

Dott. Damiano Pizzuti – Giovani Medici Frosinone

 

Fonti:

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